Sono fortunato

Fortunato perchè cresciuto nell’epoca in cui lo sport era il miglior complemento educativo per i genitori ed essendo fisicamente portato, lo sport è sempre stato un compagno di vita.

Per unire l’utile al dilettevole, per il servizio di leva mi arruolai volontario nella brigata paracadutisti della Folgore  dove le attività “sportive” erano il pane quotidiano.

Fortunato perché a 14 anni salii in sella alla mia prima moto e da quel giorno non la lasciai più. Io crescevo e con me anche le moto: 125 – 250 – 500 – 750 – 1100.

I’11 Giugno 2005 dopo 48 anni di sport e motociclismo alle spalle e senza aver mai subito il minimo danno fisico, alle 12.30 salii in sella alla mia Kawasaki ZZR 1100 per l’ultima volta. Mi risvegliai dopo 18 giorni in un letto d’ospedale senza alcun ricordo, ma il tempo di prender coscienza che da quel giorno la mia vita sarebbe cambiata radicalmente, fu molto breve; una lesione midollare mi aveva reso paraplegico, tuttavia grazie alla testardaggine unita ad un carattere da combattente, riorganizzai rapidamente la mia vita e lo sport, non poteva rimanerne fuori.

Fortunato perché nel 2009 quando decisi di avviare una società sportiva per persone disabili, il caso volle che,  lungo quel percorso, qualcuno mi suggerì di rivolgermi a Sante Ghirardi che aveva appena avviato una ONLUS di vela per disabili ed era alla ricerca di collaboratori.

Nei miei anni di sport avevo praticato anche windsurf e navigazione a vela e benchè i costi proibitivi non mi avessero mai concesso di possedere la mia imbarcazione, non perdevo occasione per salire a bordo di quelle degli amici.

Così, riflettendo sulla proposta di Sante feci le mie considerazioni, che ad alcuni possono apparire come un’eresia, ma le sensazioni che regala la vela sono molto simili a quelle della moto: l’impressione di volare nel vento, quella sensazione di estrema libertà di poter andare ovunque. L’adrenalina che sale quando la barca comincia a sbandare oltre un certo grado, è la stessa che provi quando affronti una curva sulle due ruote e il ginocchio striscia a terra. Senti di essere seduto su un mezzo la cui potenza è superiore alle tue capacità fisiche quindi devi imparare a controllarlo, con estrema attenzione, delicatamente, passo dopo passo; conscio che il minimo errore può essere fatale, e così è la navigazione a vela, quando il mare mostra la sua forza, quando alla minima regolazione delle vele la barca reagisce o quando una raffica di vento porta la barca in straorza e come con la moto, rischi di ritrovarti a volare.

Ecco perché sono fortunato, perchè così iniziò la mia nuova vita al fianco di colui che oggi è praticamente come un fratello; Sante. Così iniziò anche la nostra  collaborazione nel sociale e le lotte per abbattere quelle barriere visibili e invisibili che ogni normodotato non riesce a vedere e non può capire, proprio perché è normodotato.

Sono fortunato perché dopo averla tanto desiderata, oggi anche io ho la mia barca che insieme a quella di Sante, usiamo per regalare le nostre emozioni a chi non le ha mai provate, a chi ha dovuto dimenticarle o pensa di non poterle provare.